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Storia di Venezia

Venezia è una città che divenne un potente Stato per oltre un millennio, ed è allo stesso tempo l'unica città al mondo che vive sull'acqua.

Venezia fece battaglie contro grandi potenze come quella dei Franchi, contro i Turchi e Genova, ed estese il suo controllo lungo tutto l'Adriatico.

Ma come fece una città così piccola a diventare così potente?

Con la fine dell'Impero Romano, l'Italia del Nord si trovò invasa dai barbari, ed i popoli che vivevano nelle zone circostanti  la laguna cercarono rifugio nelle isole inabitate, abbandonando la terraferma per fuggire dalle devastazioni.

Grazie alla loro insaziabile volontà e al loro disperato bisogno di sopravvivenza, essi scavarono i canali, e usarono il materiale così ottenuto per innalzare il livello delle isole, consolidando il loro lavoro immergendo nel terreno pali di legno, sui quali costruirono le loro case.

La Venezia lagunare era sottomessa al dominio dell'Impero Bizantino dal quale si liberò gradualmente, aumentando progressivamente la propria autonomia e stendendo delle leggi molto rigide, essenziali per lo sviluppo della sua futura ricchezza.

Venezia si innalzò sulle acque, estendendosi su un arcipelago di circa 200 isole, collegate da ponti costruiti su una fitta rete di canali, che dettarono la vita marina degli abitanti ed allo stesso modo la disposizione e concezione stilistica delle loro abitazioni.

I Veneziani trovarono i loro mezzi di sussistenza, inizialmente navigando lungo i fiumi della terraferma della regione Veneto, vendendo o barattando il loro unico prodotto, il sale, che fu tuttavia un bisogno primario di tutti.

Ben presto furono in grado di sviluppare un attivo commercio con i propri vicini, e più tardi, fu il controllo del mare Adriatico a diventare essenziale per la loro vita marina, e quindi per la loro reale esistenza.

Quando i Veneziani iniziarono a commerciare lungo il mare Adriatico, si trovarono a dover affrontare il pericolo dei popoli Slavi, che attaccando le navi mercantili  danneggiavano la loro attività vitale, il commercio.

Attraverso il pagamento di tributi, fu possibile assicurare una sicurezza al commercio marino nell'Adriatico. In seguito i Veneziani si batterono contro i pirati Slavi, e i popoli dalmati riconobbero a Venezia un tipo di protettorato, che presto divenne una reale sottomissione.

I giganti del tempo accettavano in malo modo questa città-stato così piccola insediata nei loro possedimenti e cercarono di intrappolarla ovunque per prevenire la sua acquisizione di meravigliose ricchezze attraverso la propria abilità nel commercio.

All'inizio del nono secolo Venezia dovette affrontare la minaccia dei Franchi, che volevano annettere al proprio dominio il territorio veneziano. I Veneziani non erano numerosi, ma estremamente decisi di affrontare la flotta franca. Essi possedevano una unica arma di difesa: la formidabile conoscenza delle loro acque.

Quando la flotta franca apparve al largo di Venezia, i Veneziani inviarono una piccola flotta per diversificare e molestare il nemico, e per tenerlo occupato nel mare aperto. Dopo alcune ore, simularono una ritirata e furono inseguiti dalle giganti galee nemiche, ma dopo essere entrati nella laguna la situazione cambiò drasticamente: mentre le imbarcazioni piccole ed agili dei veneziani potevano essere facilmente manovrate, le enormi galee dei Franchi si incagliarono nelle acque basse con il ritiro della marea. 

Dopo l'attacco e la minaccia dei Franchi, Rialto divenne il centro amministrativo e di governo della città.

I resti di San Marco furono portati a Venezia e la conseguente costruzione della Basilica fecero di Rialto il centro della vita civile e religiosa dei veneziani.

All'inizio dell'Undicesimo secolo Venezia era già la Signora dell'Adriatico.

Venezia mostrò una formidabile abilità diplomatica mantenendo relazioni commerciali con Bisanzio anche finché era in guerra con gli Arabi, i padroni del Mediterraneo e delle rotte all'Estremo Oriente, molto proficue per le sete e le spezie.

I Veneziani si consolidarono in una comunità di principi-mercanti, negoziatori intelligenti, amministratori acuti, abili navigatori, comandanti e soldati valorosi, esploratori coraggiosi, ed abilissimi ambasciatori e diplomatici.

I Veneziani erano spinti da un’amore spassionato per la loro città-stato, ed erano estremamente orgogliosi di essere cittadini di Venezia.

I Veneziani tentarono di prevenire la tirannia non solo con la forza ma anche attraverso la limitazione del potere del loro comandante. Il Doge era un capo costituzionale, simbolo dello Stato, che rappresentava i Veneziani e non poteva diventare un autocrate.

Attorno all'anno 1100, il Doge assieme ai giudici fondarono un Maggior Consiglio per prevenire l'incremento del potere personale. La carica di Doge veniva vista non come una proprietà personale, bensì pubblica. Egli divenne semplicemente un magistrato, sebbene fosse il più importante tra tutti.

Il potere politico era mantenuto dalle grandi famiglie originali, le quali pur godendo di tale onore dovevano anche sopportare l’onere del loro ruolo e prendersi appieno le proprie responsabilità. Non vi furono gradi sociali che distinguevano i Veneziani, solamente la loro fortuna e ricchezza.

L'unico titolo del quale erano estremamente orgogliosi fu "nobile" e patrizio Veneziano. Alla fine del tredicesimo secolo ciascun patrizio al compimento del venticinquesimo anno d'età entrava per diritto e per dovere a far parte del Maggior Consiglio, ed aveva quindi l'obbligo di portare a termine qualsiasi incarico che gli veniva assegnato, che poteva essere molto pesante e che non avrebbe potuto rifiutare.

La dedizione agli affari pubblici era totale, e l'amore e l'onore per la loro città, oltre ogni cosa. Gli ambasciatori ricevevano dal Senato un salario derisorio, che non era nemmeno sufficiente per pagare la propria servitù. Usavano quindi non solo la loro ricchezza personale, ma anche le ricchezze della famiglia, e le spese a volte erano così alte che la famiglia veniva ridotta alla povertà.

Venezia commerciò lungo i fiumi della terraferma veneta e lungo le coste del mare Adriatico, ma gli affari più importanti venivano dal commercio d'oltremare, quindi fu essenziale difenderne le rotte. Bisanzio diede notevoli esenzioni doganali a quelle regioni sotto il proprio controllo. 

Fu con la quarta crociata che la Repubblica poté costruire il proprio potente impero marino, raggiungendo la supremazia mercantile nel Mediterraneo orientale. I Veneziani si impegnarono a trasportare i crociati alla Terra Santa, in cambio dell’aiuto della Chiesa a Venezia di riconquistare Zara. Costantinopoli cadde nelle mani dei crociati e Venezia acquisì molte terre utili per il proprio commercio.

Nel 1300 Venezia fu costretta a combattere contro Genova, visto che entrambe queste Repubbliche marinare aspiravano al controllo del commercio con l'Oriente. Genova fu sconfitta e lasciò Venezia pronta per la propria gloriosa espansione del 1400.

Nei loro affari, i Veneziani commerciavano qualsiasi cosa in cui si imbattevano, spingendo altri popoli ad uscire dal loro sistema autocratico di economia e a produrre di più per il commercio. Ovunque andassero, stabilivano relazioni permanenti e fondavano dei grandi centri di commercio, i fondachi, che furono i luoghi dove spesso avevano i loro centri mercantili e dove crebbero famosi mercati.

Commerciavano prodotti di ogni tipo, dal piombo, il rame e l'argento dell'Europa centrale, alla pelle, il pellame, le pellicce e l'ambra del Nord, e al pepe, le spezie, i profumi, i coloranti, le perle, le pietre preziose, il cotone, la seta e gli schiavi dall'Oriente.

I prodotti artigianali finiti erano troppo cari da importare, e a partire dal nono secolo i Veneziani selezionarono gruppi di artisti e artigiani bizantini che furono invitati a Venezia per trasmettere la loro abilità a delle vere squadre di Veneziani, che in seguito diventarono abilissimi orafi, maestri vetrai, mosaicisti, falegnami, tagliapietre, intagliatori, tessitori di seta, di damaschi e soprattutto di quei tessuti laminati in oro e argento così ricercati in Levante.

Un'altra proficua attività venne stabilita: la rifinitura di tessuti grezzi e  stoffe di lana  che venivano tessuti nell'Europa centrale, soprattutto a Fiandre. A Venezia questi tessuti venivano tagliati, puliti, ammorbiditi e colorati, e in tal modo trasformati in quelle splendide stoffe di lana così apprezzate nel Medio Oriente

I Veneziani favorivano in ogni modo il loro sviluppo economico, e con una serie di ordini legislativi e militari Venezia si impose come porto commerciale privilegiato che serviva tutta la sfera dell'Adriatico.  Già nel quattordicesimo e quindicesimo secolo Venezia era diventata una ricca e grande Potenza, ed un centro commerciale estremamente attivo: una autentica chiave della marina mercantile tra l’oriente e il Mediterraneo.  

Nel tredicesimo secolo più di duecento palazzi erano già stati costruiti lungo il Canal Grande, ma altri edifici  maestosi e raffinati erano stati costruiti anche lungo le rive di canali minori. I Veneziani non solo battevano assiduamente le rotte commerciali delle spezie e della seta trasportando qualsiasi cosa per terze parti senza discriminazione, ma dai loro viaggi portavano, oltre alle preziosi merci, anche marmi intagliati, colonne e capolavori artistici che capitavano sotto mano e che avrebbero contribuito all'abbellimento dei palazzi che stavano costruendo.

All'inizio del 1400 Venezia era all'apice del potere. Oltre al dominio del mare, iniziò a ingrandire il suo dominio sulla terraferma sottomettendo a sè le città di Treviso, Belluno, Bassano, Verona, Vicenza, Padova e Udine.

Gli eventi mondiali del 1400 marcarono l'inizio del declino della Repubblica di Venezia. Nel 1453  Constantinopoli cadde in mano ai Turchi, il nuovo mondo fu scoperto da Colombo nel 1492, e l'apertura ad una nuova rotta verso l'India da parte di Vasco Da Gama nel 1497 la privò del tutto della sua supremazia mercantile. 

Nonostante la caduta di Costantinopoli, Venezia riuscì a mantenere le sue colonie in questa grande città, ma fu costretta a pagare grossi tributi ai Turchi in cambio del permesso di commerciare.

Da allora fino al diciottesimo secolo Venezia visse un lento declino, causato soprattutto dalle continue guerre con i turchi, dalla graduale perdita delle terre e dai problemi causati da varie alleanze europee ostili nei suoi confronti.

Le limitazioni di Venezia di fronte allo sviluppo di stati moderni come la Francia e la Spagna fecero sì che essa  rimase il più lontano possibile dagli eventi europei, mantenendo il proprio ordine istituzionale e sociale. All'inizio del sedicesimo secolo il Papa scomunicò la Rebubblica non potendola controllare, i pirati attaccarono la città e la peste degli anni 1630-1631 aggravò la situazione. 

Durante il diciassettesimo secolo Venezia perdette realmente la propria autorità come intermediario mercantile del Mediterraneo e fu ridotta semplicemente ad un porto regionale. Le sue forze ridotte furono sopraffatte dalle orde turche, che distrussero per sempre il suo impero mercantile.

Nel diciottesimo secolo, i Veneziani si lasciarono andare ad una vita frivola e senza pensieri, come per distrarsi dal pensiero di una'imminente catastrofe. Le arti che fino ad allora erano fiorite, protette e difese, ebbero una magnifica esplosione in ogni campo. In questo secolo vennero inoltre discussi programmi di riforma in ogni direzione.

Alla fine del diciottesimo secolo l'Italia divenne il campo di battaglia della guerra Franco-Austriaca e il 12 Maggio 1797 l'armata Napoleonica entrò a Venezia, e il Maggior Consiglio abdicò il potere, accettando un governo democratico temporaneo.

Il Trattato di Campoformio del 17 Ottobre 1797 pose fine alla gurerra Franco-Austriaca, e assicurò all'Austria il territorio della Repubblica.

All'inizio del 1806 la regione veneta fu annessa al Regno d'Italia, ma divenne nuovamente una provincia austriaca al Congresso di Vienna fino al 1866, quando alla fine della terza guerra d'indipendenza, divenne finalmente terra italiana.

L'occupazione napoleonica e austriaca portò con sé il saccheggio e la distruzione di una grande quantità della ricchezza di Venezia.  Rarissime opere d'arte, gioielli e enormi fortune furono rubate dagli occupanti.

La gloriosa insularità di Venezia finì con la costruzione di un ponte, dapprincipio ferroviario (1846), poi stradale (1932), che la collegò alla terraferma.

A Venezia rimangono intatti ancora moltissimi meravigliosi palazzi, chiese e opere d’arte, e mantiene un fascino straordinario apprezzato ogni anno da 15 milioni di turisti.

 

 

 

 

 

 

 

 

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