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Storia dell'artigianato a Venezia

L’artigianato a Venezia nacque oltre 500 anni fa, e raggiunse livelli tali da essere conosciuto ed apprezzato in tutta Europa già dal sedicesimo secolo.

Alla fine del Medioevo l’Europa usciva lentamente dall’oscuro periodo delle continue guerre, e passava faticosamente  da una società feudale basata sull’auto-consumo, ad uno sviluppo comunale basato sulla produzione per il mercato.

Fu in questo periodo che si fecero i primi passi nell’arredamento, e nacque la figura dell’artigiano.

Venezia, come Firenze, a quel tempo era già una città-stato indipendente, estremamente organizzata a livello economico, sociale, culturale e commerciale.

Le botteghe artigianali in città erano numerosissime, e gli artigiani erano riuniti in specifiche corporazioni:  le “arti”, che raggruppavano , settore per settore, gran parte degli addetti ai lavori.

Nel 1500 tali corporazioni sfioravano il centinaio.

La struttura di base di ogni corporazione era l’Assemblea degli Iscritti , e la valenza di ciascun iscritto variava a seconda della qualifica professionale, e cioè garzone, lavoratore, e  maestro.

La Direzione dell’ Arte veniva eletta ogni anno ed era composta da un capo e da alcuni collaboratori. Le fonti di finanziamento erano le quote associative ordinarie e straordinarie, ma anche le multe che  aveva il potere di infliggere.

Quasi sempre la sede di riunione era presso chiese o conventi nei quali gli associati adempivano alle pratiche di devozione comuni.

Le corporazioni stabilivano le regole sull’organizzazione del lavoro, sui meccanismi di accesso ai vari livelli professionali, sulle tariffe, sui salari, sulla contrattazione con la committenza, sui livelli quantitativi e qualitativi della produzione, sulla ripartizione dei punti vendita, sulla tutela dell’autorità dei maestri e sulla gestione dei mezzi destinati all’assistenza degli associati colpiti da malattia, da rovesci economici, o dalla vecchiaia.

Molta attenzione veniva posta all’inserimento dell’immagine della corporazione nella generale immagine che la Repubblica offriva di sé.

Nelle manifestazioni pubbliche  ad esempio, le corporazioni partecipavano con un proprio rango ben stabilito, con proprie insegne e con i propri rituali inseriti nei generali rituali statali.

Le corporazioni erano regolamentate e controllate da parte dello stato, che  conteneva entro determinati limiti la loro autonomia e azione.

A Venezia le corporazioni non ebbero mai espliciti ruoli politici come, per esempio, a Firenze, ma tuttavia svolsero una parte non indifferente per l’integrazione della società veneziana e per il mantenimento del consenso, un ruolo di cui i governanti erano ben consci e di cui tennero gran conto.

Grande rilievo economico aveva il settore tessile.  Le lane, la seta, il cotone, il lino che passavano dalle mani dei mercanti veneziani, venivano trasformati a Venezia in tessuti di lusso.

Di gran valore erano anche l’oreficeria, la gioielleria, le arti del corallo e dell’ambra  e le imprese editoriali e tipografiche.  

I mestieri artigianali si sono tramandati a Venezia di generazione in generazione, ed alcuni esistono ancor oggi anche se in misura molto ridotta, data l’esistenza di processi produttivi più moderni ed efficaci.

Non potendo competere sul piano quantitativo e dei prezzi con la grande industria, l’artigiano  si specializza nella raffinatezza del prodotto, e si  distingue per la  eccezionale abilità tecnica.

Soltanto un perfezionamento quasi "artistico" della produzione, riesce  ad isolare una parte del mercato per consumi più dispendiosi, ma anche molto più raffinati, richiesti da mercati "di lusso".

Più che in concorrenza con i moderni processi produttivi, l'artigianato si pone ora come parte "qualitativamente" contraddistinta nel complesso sistema di produzione e di vendita delle merci.

 

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